mercoledì 11 aprile 2007

Caro don Matteo

Caro don Matteo,
sono il prof. Odorico
La prego di scusarmi se con così grave ritardo le rispondo : la sola giustificazione è che ho lungamente atteso di poterla fare interloquire con una raccolta di componimenti che fosse più ricca della sola messe che ho raccolto in 1c, nel blog
http://www.insiemeadonmatteo.blogspot.com/
cui le chiedo se può farsi partecipe.
.......
Potrà cosi inserirsi nel blog come amministratore a tutti gli effetti, e scrivervi liberamente.
Le chiedo infine se nel blog posso citare dei brani della lettera che mi ha inviato.
Di quanto in essa mi ha scritto, mi ha colpito particolarmente quanto Lei voglia lasciarsi essere africano, o meglio etiope.
Mi domando, alla luce di quanto Lei mi ha detto presso don Ulisse, di che cosa così Lei si arricchisca spiritualmente , che cosa le si riveli del mistero di Cristo in una luce più viva o diversa, tramite ciò che ispira l'agire delle genti etiopi, e da che cosa tale manifestarsi dello Spirito la distacchi, come da un connotato culturale inessenziale e limitativo della Parola ch' è il Verbo .
Ciò che posso avere inteso, da quella sua predica in San'Andrea, la domenica prima del suo rientro in Gighessa, è quanto gli Etiopi possano essere più di noi capaci della pazienza dell'Amore caritatevole.
Nel frattempo tramite don Ulisse ho ricevuto i dvd di cui la ringrazio, e la sua attestazione dell' incontro che ha svolto
Quanto ai dvd , al rientro dalle vacanze pasquali li farò vedere ai miei allievi, almeno in parte, per sollecitarli ad un ulteriore confronto.
Per quanto attiene alla attestazione, purtroppo delle recenti normative ministeriali hanno pregiudicato la possibilità delle scuole di avvalersi di esterni, remunerandoli. Che fare?
E' poi verissimo quanto asserisce del mondo e della meditazione orientale, che la sua comprensione non può esserne solo una forma di conoscenza, ma una esperienza che ne verifichi la realizzabilità salvifica internandosi nella sua vivente realtà spirituale.
Ciò che posso dirle è che i minimi avanzamenti che ho intrapreso in tal senso, mi hanno distaccato solo dall' involucro legalitario e moralistico del Cristianesimo.
Come nel Cristianesimo si deve ugualmente morire in quanto io, per entrare nella vera vita ed "essere uno-con..."
Con i più fervidi auguri di una Buona Pasqua,
la saluta cordialmente e la ringrazia di nuovo
Odorico Bergamaschi
Post scriptum: Ho ricevuto alcune ore fa anche la sua bellissima news letter Pasquale.
Quante volte vi ricorre la parola sognare! sognando l' inizio di un Giubileo non solo Etiope, che sia un anno di grazia per tutti.
Sognare è credere e sperare, nonostante tutto, come Tighist ? Nonostante tutto saper amare e donare la propria stessa vita? Nonostante tutto confidare che in tutti c'è una grande ricchezza, e sapere ascoltare, e sapere attendere?

Sul sito delle scuole del Progetto Alice, con cui collaboro,

( http://www.aliceproject.info/)
può leggere sia la newsLetter Pasquale, che il discorso che Valentino Giacomin ha tenuto a febbraio in Calcutta, alla presenza del ministro Bindi.

Cos' Don Matteo mi aveva scritto:

Carissimo prof. Odorico,
come vede dalla data e dall'indirizzo e-mail, sono già rientrato in Etiopia senza aver potuto rispondere alla sua gentile lettera di ringraziamento e soprattutto senza aver potuto rispondere alle sue richieste.
Anch'io le sono grato per l'occasione avuta di questo incontro con i ragazzi, sempre impegnativo, imprevedibile, specialmente per me che ormai arrivo da un altro mondo, ma anche sempre sorprendente, in positivo, per la gratuità con cui riescono a comunicarmi qualcosa, magari senza rendersene conto.
Grazie, dunque. Anch'io ho notato che il secondo incontro è andato meglio, probabilmente anche per causa mia che nel primo incontro non sono riuscito a sintonizzarmi sulla loro lunghezza d'onda e quindi mi sono perso senza puntare con chiarezza sui punti fondamentali, forse nella ricerca di una velleitaria simpatia e comprensione. Anche questo è un'insegnamento, per me.

Confesso di conoscere molto poco del mondo e della meditazione orientale, anche se mi affascina ogni cosa che riesco a conoscere, al riguardo. Ho comunque sempre l'impressione di coglierne solo degli aspetti marginali, senza arrivare alla sostanza. Credo che solo dopo un viaggio da quelle parti, che rimane un mio desiderio nel cassetto per i prossimi anni, potrei cominciare a cercare di capirne qualcosa. Per adesso, la realtà che sto vivendo qui mi provoca e mi coinvolge in modo molto forte, anche spiritualmente, e si insinua in ogni anfratto della mia giornata e della mia anima. Per ora, mi va bene così, lasciarmi essere africano, o meglio etiope.




In attesa di risentirci prossimamente, la saluto cordialmente

don matteo pinotti

Pasqua 2007 NewsLetter da Gighessa






GIGHESSA CATHOLIC CHURCH PASQUA
P.O. BOX 29 – SHASHEMANE – ETHIOPIA 2007
TEL. 00251 46 1190661 – EMAIL: gighessa@libero.it

Carissimi,
come molti di voi sanno, in Etiopia siamo nell’anno 1999, il 12 Settembre entreremo nell’anno 2000 e, questa volta insieme agli Ortodossi, agli altri gruppi religiosi ed a tutta la nazione, celebreremo il Giubileo.
Tutti stanno preparando grandi programmi perché questo anno possa portare profondi cambiamenti: più giustizia, più benessere, una pace stabile, fine delle divisioni razziali.
Sono i propositi che si fanno sempre in occasione di nuovi inizi, e qualcosa succederà.
Certi mali sono però talmente radicati che avremmo bisogno di tanti altri Giubilei per avere reali cambiamenti. Sognare, sperare, provare, cominciare è comunque molto importante.
Gesù, annunciando l’oggi del Giubileo nella sinagoga di Nazaret, parla di lieto messaggio per i poveri, di libertà per i prigionieri e gli oppressi, di vista per i ciechi e di un anno di grazia per tutti.
Intanto il nostro cristiano Ato Welde dopo un anno e mezzo è ancora in prigione in attesa di giudizio, per un fatto che ha commesso o forse no. Lui sa bene, e tutti gli altri con lui, che il giudizio finale del giudice non dipenderà dalla sua innocenza o colpevolezza, e neanche dalla gravità del fatto. Dipenderà dalla sua razza, e da chi, tra lui e i suoi accusatori, offrirà più denaro ai giudici.
GIUSTIZIA. È un annuncio di cui l’Etiopia ha molto bisogno. Chi di voi ha visitato questa terra sa cosa significa povertà e schiavitù. Conosce la gioia e il sorriso di queste persone, ma anche l’intima sofferenza che c’è nel cuore di tante donne, bambini, persone che non contano, che hanno pochi diritti, che non possono alzare la voce.
Chi conosce da dentro questo popolo ha visto in molti la rassegnazione, l’idea di sentirsi incapaci e quindi bisognosi di aiuto, schiacciati da problemi troppo grandi.
È questa la povertà che è causa di tante altre povertà e rende difficile cambiare, sperare e lottare per una vita migliore.
A queste persone, a questi bambini, donne, poveri, a questi che si sentono sconfitti, che sono rassegnati ed aspettano, Gesù dice: “Ho un lieto messaggio per voi, sono venuto per liberarvi; oggi questa parola è vera per voi”.
Ma quale speranza può dare questa Parola? È ancora capace questa Parola di liberare e di aprire gli occhi?
Gesù come ci libera e come vuole liberare l’Africa?
Lui non sparge il sangue di altri, ma versa liberamente e per amore il suo sangue, solo così ci libera e ci rende figli.
Cristo ci insegna la strada della liberazione. L’Africa è ancora troppo insanguinata da lotte per il potere, lotte tra razze, cupidigia di ricchezza, corruzione e disinteresse per i più deboli.
Questo male produce martiri: sangue, sudore, sfruttamento, umiliazione, schiavitù. Quante persone stanno portando il peso delle scelte, dei privilegi, del benessere, degli interessi e dell’egoismo di pochi! Eppure questi ‘martiri’ sono la speranza dell’Africa. Questo continente è ricco di persone capaci di soffrire, di amare, di sorridere, di donare la vita.
La giovane mamma Misrà, il mese scorso, in occasione del funerale del padre, ha subito l’ennesimo tentativo di pressione da parte dei fratelli per farla ritornare alla fede islamica. Due anni fa il padre non aveva accettato il suo matrimonio con un cristiano: dopo averla riportata a casa con la forza, blandita con regali e spaventata con sensi di colpa, di fronte alla fermezza di lei aveva dovuto rinunciare. Ora anche i fratelli hanno ricevuto una calma ma decisa risposta: “Ho fatto la mia scelta; non voglio tradire voi o la memoria di mio padre, ma neanche andare contro ciò che penso e che credo.”
Come Cristo questi ‘giusti’ ci insegnano che l’Africa non ha tanto bisogno di armi, di eserciti e di rivoluzioni per migliorare ma di persone che sanno pensare in modo nuovo, che sanno amare e donare la propria vita.
Chi accoglie lo Spirito di Cristo cambia il proprio cuore e diventa misericordioso, capace di distruggere il muro di divisione che c’è ancora tra le razze, tra ricchi e poveri, tra uomo e donna, tra bambino e adulto, tra nazione e nazione.
È solo un sogno? È solo un’illusione per il Giubileo?
Anche la Bibbia è piena di sogni, come anche la nostra vita è piena di sogni!
La Risurrezione di Cristo ci invita a sognare e a credere che, dove qualcosa è fatto con amore, persino la morte può trasformarsi in vita ed una sconfitta può essere germe di vittoria.
E’ forse questo il segreto del sorriso di Tighist, che è stata il primo incontro dei medici arrivati ad Addis per operare i bambini. Vent’anni, una bella ragazza del Nord Etiopia, dopo la formazione scolastica con le suore Orsoline ha avuto brillanti risultati agli esami ed ha avuto dal governo la possibilità di continuare gli studi. Dopo appena un mese di Università, un’improvvisa febbre che l’ha lasciata senza forze e immobilizzata a letto. La diagnosi tremenda: meningite, nulla da fare ormai se non un po’ di riabilitazione per imparare almeno a spostarsi senza essere sostenuta da due persone. Dopo tanto pianto, da dove viene oggi il suo sorriso di speranza?
Il pianto di Pietro ci permette di credere che un traditore e un debole è capace di diventare un martire.
Maria e le altre donne ai piedi della Croce, l’annuncio della Risurrezione affidato a Maria Maddalena, i bambini e gli ultimi a cui è affidato il Regno dei cieli ci mostrano che c’è una grande ricchezza in tutti e che affidare il mondo solo ad alcuni, perché sono più forti e più sani, è una grande perdita per l’umanità. Pilato, Erode, i capi del popolo, cioè chi ha eserciti, potere, istruzione e denaro, non può soffocare per sempre la Verità.
La Croce ci insegna che:
se l’uomo, anche l’ultimo, sarà ascoltato,
se sapremo vedere tutta la sofferenza che noi, per i nostri interessi, per le nostre tradizioni, per pigrizia ed egoismo, stiamo causando negli altri,
se sapremo buttare giù tutti i muri di divisione che per paura o per sete di potere e ricchezza continuiamo a costruire,
se sapremo vedere negli altri nostra madre, nostro padre, i nostri fratelli,
se sapremo essere giusti e onesti,
se la Parola di Dio sarà la lampada che illumina il nostro cammino,
oggi si realizzerà anche per l’Africa e anche per l’Etiopia il Giubileo: ci sarà un lieto messaggio per i poveri, libertà per i prigionieri e gli oppressi, vista per i ciechi e un anno di grazia per tutti... e sarà gioia grande. Noi in Etiopia ci proviamo e sulla parola di Cristo vogliamo sognare. Anche se alla fine i risultati saranno scarsi, continueremo ad annunciare la Parola: “Oggi si è adempiuta questa scrittura”.
Sognate con noi perché anche in Italia Gesù annuncia un anno di grazia per tutti.
Se ci crediamo, è possibile!
BUONA PASQUA!
Abba Gianfranco, Abba Matteo, Abba Eyasu, Abba Vito, Diacono Joseph,
Sr. Assunta, Sr. Abrehet, Sr. W/Gabriel,
Sr. Abebech, Sr. Marta, Sr. Almaz, Sr. Birke, Sr. Meseret

martedì 27 marzo 2007

Noi, 1c, con don Matteo Pinotti





martedì 27 marzo 2007

Noi con Voi






A distanza di due mesi noi , io Andrea Sarzi Maddidini, e il mio amico Marco Renso della 1C dell Itis di Mantova , stiamo lavorando ancora al computer per don Matteo perché c'è rimasta nel cuore la sua disponibilità. Abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo dal vero come un vero vip, e tutti noi della 1C aspettiamo il suo ritorno dala missione in Gighessa con gran voglia. Tutto questo lo possiamo dimostrare con i testi dei nostri compagni della 1c :Belletti Devid, Cauzzi Sara, De Ambrogi Luca, Durantini Martina, Pasetti Jenny, Pecchini Francesco, Spagnolo Domenico.



Pubblicato da MarcoAndrea












Durantini Martina ha scritto:

" Sabato 10 febbraio nell'aula magna si è tenuto l'incontro con don Matteo Pinotti.
La sua missione a Gighessa, un piccolo paesino in Etiopia consiste anche nell'aiutare economicamente gli abitanti di questo paesino, cioè nell'aiutarli a diventare autonomi economicamente.
Mi hanno colpito molti aspetti di questa cultura ma soprattutto il fatto che loro ci considerano rossi di pelle, e quindi prima di stringerci la mano la toccano per vedere se c'è pelle e se non è carne viva .
Mi ha colpito anche il fatto che per la loro cultura marito moglie non possono andare in giro a braccetto o darsi attenzioni pubblicamente, mentre se due uomini vanno in giro mano nella mano è considerato normale e i due sono considerati amici.
L'esperienza d'incontro con don Matteo Pinotti mi è piaciuta molto, è stata interessante e mi ha aiutato a capire certi spetti di una cultura che prima non conoscevo."










Pasetti Jenny ha scritto, a sua volta:


" Sabato 1o febbraio Don Matteo Pinotti è venuto all' Itis per parlarci della sua missione a Gighessa, in Etiopia, dove aiuta economicamente e culturalmente gli abitanti del luogo.
Questo incontro mi è piaciuto moltissimo, perché trovo molto interessante ascoltare e conoscere quali siano gli usi di altre persone che hanno un tenore e un modo di vita diverso dal nostro.
Fra tutte le cose che don Matteo ci ha raccontato, quelle che mi hanno interessato di più sono:
- come, a volte, a noi può capitare che ci faccia un po' impressione il colore di queste persone, molto scuro, "nero", allo stesso modo noi facciamo senso a loro, che ci considerano con la pelle rossa, o pensano addirittura che abbiamo solo la carne, senza a pelle,
- gli uomini e le donne che sono sposati , o fidanzati, non vanno in giro mano nella mano, e non si comportano come tali; mentre una cosa normale è vedere due uomini che passeggiano tenendosi per mano. questo è totalmente diverso che da noi-
- le donne devono stare attente ad andare in giro da sole, perché potrebbero essere rapite e sposate, anche contro la loro volontà,
-le classi scolastiche sono molte numerose, e nonostante ciò fra i ragazzi si mantiene sempre l' ordine, e tutti sono felici di andare a scuola,
-le famiglie sono composte da circa sette o otto figli, e vivono tutti in una sola capanna, od in case non molto grandi, con poche e forse una sola stanza.
Tutti questi aspetti mi hanno colpito molto perché mi hanno fatto riflettere e capire che noi ragazzi italiani siamo molto fortunati, perché abbiamo tutto quello che ci serve per star bene, mentre loro a volte non hanno nemmeno i soldi per mangiare o per pagarsi le cure per qualche malattia. Noi a volte siamo molto egoisti e viziati, ma dovremmo pensare un po' di più a quelle persone meno fortunate di noi!"

Pasetti Jenny

Cauzzi Sara, oltre che dagli aspetti della vita degli Etiopi che hanno interessato Durantini Martina e Pasetti Jenny, è stata interessata dai seguenti loro costumi:
"...- il fatto che si mangia con le mani ed è scioccante quando una persona si lecca le dita;
...-il fatto che la donna per andare al mercato deve portare sia i bambini sia la merce, mentre il marito no.
Di conseguenza tali comportamenti mi hanno interessato perché sono quasi opposti ai nostri. Comunque sarò ben felice se don Matteo Pinotti verrà ancora a trovarci, per fornirci altre informazioni sulla missione Gighessa-"

Cauzzi Sara.



Belletti Devid è stato interessato dagli stessi usi e costumi degli Etiopi, ed al termine delle sue osservazioni ha concluso:
" Sono un popolo le cui attività dominanti sono il commercio e l'agricoltura, mentre meno diffuso è l'artigianato- Spero che ci possa essere un'altra occasione come questa per capire le abitudini di altri paesi e allargare la nostra conoscenza"
Belletti Devid, 1C
Invece Spagnolo Domenico ha espresso i seguenti interessi
" L incontro con don Matteo Pinotti è stato per me veramente interessante e perciò esso ha meritato pienamente la mia attenzione. Sinceramente don Matteo Pinotti non mi sembrava un prete, poiché durante la nostra conversazione egli non ha mai predicato brani del Vangelo. Comunque don Matteo Pinotti è una persona molto sensibile. simpatica e umile. Inizialmente ci ha descritto la posizione geografica della località dove si svolge la sua missione: Gighessa, che si trova in Etiopia. poi ci ha fatto vedere un video che parlava di Addis Abeba, di Shashmane e di Gighessa. Sono rimasto sorpreso quando egli ci ha detto che in Etiopia si parlano 82 lingue diverse derivanti da 82 etnie diverse. Ma la cosa che mi ha interessato maggiormente è che Shasmane è il centro di
ritrovo dei Rasta: io ero già a conoscenza dei Rasta, gli appartenenti del Rastafarianismo, una religione coniata nel 1930 da un giamaicano, Marcus Garvey. Il Rastafarianismo sostituisce la lotta armata con la lotta spirituale, i Rasta disprezzano tutti i movimenti politici perché secondo loro usano metodi brutali e riducono la gente in miseria. La loro filosofia si basa su una rilettura della Bibbia, in cui il Messia Gesù Cristo è sostituito con l'imperatore etiope Heilé Selassié, considerato il vero Messia. Il nome Rastafarianismo deriva da Ras Tafari, il primo nome dell' imperatore Heilé Selassié. I Rasta fanno notevole uso del potere curativo della marjuana. I Rasta vogliono tornare in Etiopia, nella loro Madrepatria, dopo esserne stati allontanati e portati in schiavitù nell Emisfero Occidentale.

L'Africa e gli Africani sono per me un punto di riferimento, perché i miei migliori amici sono proprio africani.
Mi piacerebbe reincontrare don Mattto Pinotti, perché è una brava persona. "











Con Don Matteo


Noi ragazzi della 1C aspettiamo con grande interesse le lettere che Don Matteo ci può inviare dalla sua generosa missione a Gighessa in Etiopia.